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LA PERIMENOPAUSA E LA MENOPAUSA

Quando una donna si avvicina alla menopausa, ha esigenze di salute differenti da quelle della menopausa vera e propria, che si considera conclamata dopo 1 annodall’ultima mestruazione. La fase precedente è caratterizzata da forti squilibri ormonali e da saltuarie ovulazioni, il che rende necessario adottare una terapia di stabilizzazione abbinata a una contraccezione sicura.
Questo avviene perché nella perimenopausa, a fronte di cicli irregolari, si può avere una produzione di estradiolo non controbilanciata da un adeguato apporto di progesterone;per questo motivo questo si possono determinare mestruazioni estremamente abbondanti e numerosi altri sintomi a carico dell’intestino e dell’umore.
I benefici del progesterone naturale (o dei progestinici, suoi equivalenti sintetici) nel ridurre i flussi e nel restituire alla donna un senso generale di maggior benessere sono indubitabili.
Questa cura va assunta per 14 giorni al mese, preferibilmente di sera oppure, in alternativa, la donna puo’ assumere una pillola contraccettiva a base di ‘estrogeni naturali’ che, oltre a mettere a riposo l’ovaio e ad eliminare i sintomi premenopausali, protegge dalle gravidanze indesiderate.

Gli estrogeni sono ormoni fondamentali per la salute della donna. Ma quanti tipi ne esistono? E quali funzioni hanno? Si tratta in realtà di una famiglia di quattro “fratelli”: estradiolo, estrone, estriolo, estetrolo. Conoscerli e distinguerli consente di ragionare correttamente sulla terapia ormonale sostitutiva per la menopausa (TOS), senza inutili allarmismi. Ma anche di capire meglio le diverse fasi della vita della donna.
Ad esempio è fondamentale sapere da che cosa è prodotto l’estradiolo, e come cambiano i suoi livelli dalla pubertà alla menopausa;
cosa sia il picco di estradiolo che, in particolare, si registra durante la gravidanza;
oppure come l’estrone, prodotto soprattutto dal tessuto adiposo della donna sovrappeso, favorisca la proliferazione cellulare nella mammella e nell’endometrio, aumentando il rischio di tumori;
ed infine conoscere  le caratteristiche dell’estriolo, ormone leggero e gentile e quelle dell’estetrolo, scoperto negli anni Cinquanta del secolo scorso e quasi dimenticato per molti decenni, è oggi studiato con grande interesse sia per la contraccezione che per la TOS.
Quindi è chiara l’importanza di utilizzare gli ormoni a dosi appropriate per l’età, in modo da garantire alla donna in menopausa una vita lunga e serena.

Conoscere il modo in cui gli estrogeni interagiscono con il corpo femminile aiuta a capire meglio i fattori che influenzano la salute e le terapie che vengono proposte in menopausa. L’interazione fra estrogeni e organismo è mediata dai recettori ormonali presenti sulla membrana e nel nucleo delle cellule: a seconda del recettore attivato, gli effetti sono molto diversi.

La modalità di assunzione della terapia ormonale sostitutiva è un elemento fondamentale della personalizzazione delle cure per la donna in menopausa. Le soluzioni sono principalmente due: orale e transdermica. Quest’ultima garantisce un costante livello di ormoni nel sangue, con un effetto antinfiammatorio e riparativo decisivo per il benessere della paziente.
Questo benessere deve manifestarsi su tutto l’ampio ventaglio di sintomi della menopausa: neurovegetativi, affettivi, cognitivi, osteo-articolari, muscolari, gastrointestinali, urinari, sessuali, dermatologici.
Importante è comprendere anche in che modo la caduta dei livelli ormonali influisce sulla salute cardiovascolare e neurologica.
Gli ormoni sono normalmente somministrati per via orale; invece la via transdermica è decisamente preferibile a quella per bocca
Questa modalità di assunzione infatti riduce l’impatto metabolico sul fegato e consente di utilizzare, a parità di condizioni, una minore quantità di principio attivo.

La terapia ormonale sostitutiva (TOS) per la donna in menopausa va personalizzata : a questo scopo, la scelta del progestinico, o del progesterone naturale, ha un’importanza fondamentale, perché è anche da questa componente che dipende la risposta della terapia alle specifiche esigenze di salute della paziente.
E’ quindi evidente che la terapia ormonale sostitutiva richieda scelte ponderate, e un’approfondita conoscenza dei principi attivi contenuti nei prodotti oggi disponibili. La terapia ormonale sostitutiva per la menopausa è come un vestito su misura, e va confezionata da un ginecologo attento ed esperto. La donna, però, non può demandare il proprio benessere esclusivamente ai farmaci: deve anche adottare stili di vita sani. Solo così può nascere, dalla collaborazione fra medico e paziente, un vero progetto di longevità in salute.
La terapia ormonale sostitutiva (TOS) va prescritta solo dopo un’anamnesi e un esame obiettivo accurati, una valutazione puntuale degli esami strumentali e di laboratorio, e un’attenta valutazione dell’età e dei sintomi della paziente.

Perché, quando una donna si avvicina alla menopausa, compaiono le vampate? Che cosa accade nel suo cervello? Per capirlo dobbiamo affrontare un breve ma approfondito viaggio all’interno del dipartimento neurovegetativo che, coordina tutte le funzioni essenziali per la vita, fra cui proprio la temperatura corporea. E’ importante rendersi conto che la vampata è il segnale che il cervello sta soffrendo, prima per le fluttuazioni degli ormoni sessuali e poi per la loro definitiva scomparsa: curarle con attenzione e rispetto non significa solo togliere alla donna un po’ di caldo, ma andare al cuore del problema “menopausa” e delle conseguenze molto impegnative che, in assenza di terapie mirate e personalizzate, esso può provocare nel medio e lungo termine.
Il centro termoregolatore che si trova nell’ipotalamo è composto di sensori finissimi che rispondono anche alle variazioni dei livelli di estrogeni e progesterone nel corso del ciclo.
Con l’avvicinarsi della menopausa la produzione ovarica di estrogeni e progesterone inizia a diventare meno regolare, alterando progressivamente anche le risposte del centro termoregolatore.
Le donne più attente ai sintomi del proprio corpo notano che le primissime vampate si manifestano a volte diversi anni prima della menopausa vera e propria oppure si manifestano durante la fase mestruale.
I picchi di temperatura, soprattutto quando si ripetono molte volte nell’arco della giornata e soprattutto della notte, provocano anche un forte e duraturo senso di stress, riducono la qualità del sonno e divorano l’energia vitale;
un fenomeno di questo tipo, se non affrontato con le giuste terapie, determinadanni cumulativi non solo nel dipartimento neurovegetativo del cervello, ma anche a livello emotivo-affettivo, cognitivo e motorio, con conseguenze pesanti per la salute complessiva della donna.

Ogni donna è certa che se gli uomini avessero le vampate, le terapie ormonali sostitutive (TOS) sarebbero in commercio al supermercato!!! Gli uomini hanno il testosterone fino a cent’anni e non capiscono il terremoto di sintomi delle donne dopo la menopausa. Pensano che siano tutte paranoie e che si debba accettare il passare degli anni senza farne una tragedia.

Un riposo interrotto da frequenti risvegli. Difficoltà a riaddormentarsi dopo una violenta vampata di calore, o una sudorazione profusa. Soprassalti con il cuore a mille, come nel corso di un incubo. Molte donne, all’avvicinarsi della menopausa, confidano al medico di non dormire più bene come prima. Sono disturbi da non sottovalutare, perché alterano in profondità il ritmo del sonno, compromettendone i benefici effetti sulla salute del corpo e soprattutto del cervello.
Le tre fondamentali funzioni del sonno con sogni sono: trasformazione delle tracce di memoria a breve termine in solidi ricordi a lungo termine; conservazione e riparazione delle complesse strutture del cervello; accumulo di nuova energia vitale al servizio di tutto l’organismo;
La memoria garantisce la conservazione della nostra identità: il senso di “esserci” determinato dal sapere chi siamo, chi amiamo, e quali eventi recenti e remoti compongono la nostra storia personale, al contrario invece un sonno costantemente disturbato indebolisce con una correlazione causa-effetto pressoché lineare la capacità di tenere a mente parole, fatti e intenzioni, compromettendo in modo sempre più esteso il normale svolgimento della nostra vita quotidiana.

Ci sono ottime notizie per tutte le donne la cui vita è devastata da una menopausa “tempestosa”, per i sintomi invalidanti causati dalla scomparsa degli ormoni ovarici: l’ultimo documento di consenso internazionale sulle terapie ormonali sostitutive (TOS), a cui hanno contribuito i più autorevoli clinici e ricercatori del mondo (De Villiers et Al, Climacteric 2016), è stato molto ben discusso e condiviso all’ultimo congresso della European Society of Menopause and Andropause (EMAS).
Due i punti cardinali:
1. l’esame di tutti gli studi più autorevoli e rigorosi ha dimostrato che la mortalità (da qualsiasi causa, cancro incluso) è minore nelle donne che fanno TOS rispetto a quelle che non la fanno. «Ovvio – ha commentato una mia paziente che la fa da 25 anni – Chi si sente bene e sta bene, vive felice e più a lungo: elementare, no?»

2. la TOS va fatta alle dose appropriata (e non più al “dosaggio minimo efficace”) e per la durata di tempo appropriata (e non più per il più breve periodo di tempo).
Quindi se senza ormoni una donna  ha ancora sintomi (vampate, insonnia, depressione, dolori articolari e così via) o segni di carenza (come l’osteoporosi o un’artrosi galoppante), è corretto che la continui, con il monitoraggio clinico appropriato.
Purtroppo, dal 2002, anno di pubblicazione della Women’s Health Initiative (WHI), studio americano mal interpretato e pessimamente divulgato, un’epidemia di paura si è diffusa tra le donne, ma anche tra i medici. Risultato: le terapie ormonali venivano viste come veleni, con crollo d’uso ai minimi storici (in Italia solo il 3% delle donne la fa, contro il 70% delle miei pazienti, di cui molte continuano felici anche dopo gli ottant’anni).


Ho sempre sostenuto la TOS, sempre nella mia pratica clinica. Perche’, quando una donna ha sintomi che possono essere risolti restituendo al corpo quello che ha perduto, analizzando vantaggi e rischi (del farla, ma anche del non farla), e personalizzando la terapia su misura, quali sono i motivi per rifiutarla?

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